La prodigiosa resa della SIGMA fp L a 6 ISO. Aspettative e realtà. Facciamo il punto e vediamo cosa c’è di vero.
Attivando nel menu della Sigma fp L la voce “Espansione sensibilità ISO” si hanno due possibilità: “Espansione ISO basso composito” e “Espansione ISO alto” che permette di scattare con 102400 ISO (avete letto bene: oltre centomila ISO). Attivando una di queste voci, la fp L perderà le altre funzioni elettroniche come, per esempio, l’HDR (insomma, se ne può usare solo una per volta).
La Sigma fp L non ha per davvero una sensibilità di 6 ISO: come altri produttori, ricorre al trucco delle esposizioni multiple per ottenere sensibilità inferiori a quella reale di 100 ISO. Del resto è bene ricordare che non esistono neanche le sensibilità superiori che vengono ottenute, in tutte le fotocamere digitali, amplificando il segnale.
Perché questo trucco?
Poter usare una sensibilità molto bassa comporta due vantaggi: qualità dell’immagine migliore (meno rumore e maggiore nitidezza) e tempi più lunghi che sono indispensabili per avere immagini mosse, per esempio la classica “acqua setosa” che si potrebbe ottenere anche utilizzando un filtro ND molto scuro.
Per il primo punto, l’aumento di qualità che si ottiene con pellicole di bassa sensibilità è più che visibile con l’analogico, ma con il digitale non avviene lo stesso o avviene in misura minore. Nel caso specifico della SIGMA fp L, la fotocamera è caratterizzata da un rumore quasi impercettibile a 100 ISO ed era difficile averne di meno. Un piccolo miglioramento, visibile ai maggiori ingrandimenti, ma nulla che cambi la vita.
Ho messo la fp L sul treppiedi per fare delle riprese notturne (questo per verificare anche se si annidasse del rumore cromatico nelle zone più scure), ho impostato priorità dei diaframmi ed F/5.6 sugli obiettivi usati per il test (SIGMA 28-70/2.8 DG DN C e SIGMA 70-200/2.8 DG DN Sports) ed ho lasciato che il tempo di scatto si adeguasse automaticamente al cambiamento di sensibilità.
Ho scattato la stessa foto in DNG a 6, 16, 64 e 100 ISO.
I tempi più lunghi hanno comportato che le persone in strada, in movimento, venissero mosse o molto mosse, mentre gli edifici sono rimasti, ovviamente, immobili e mi hanno permesso di fare confronti.
Le foto pubblicate sono ottenute dai DNG senza alcuna modifica.
L’impatto generale osservando le foto a tutto schermo, è che colori, contrasto e saturazione siano identici, sensazione confermata da un’attento confronto a piccole tranche, ma la sorpresa è che non ci siano stati vistosi cambiamenti dal punto di vista del rumore.
Quindi 6 ISO e 100 ISO hanno lo stesso rumore? Ovviamente no, ma le differenze non balzano agli occhi. In qualche foto, osservando con attenzione i dettagli al 100% su un buon monitor, si può vedere una leggera differenza, ma talmente leggera da essere ininfluente nel mondo reale (le foto non vanno osservate e godute al 100% d'ingrandimento).
Arriviamo così al secondo punto: niente aumento di qualità delle immagini, ma tempi ben più lunghi e questo permette di ottenere risultati spesso molto ricercati dai fotografi. Cieli in tempesta con le nuvole in rapido spostamento e acque setose. Da qui l’importante considerazione che la sensibilità di 6 ISO non porti alcun vantaggio ai fini della qualità dell’immagine, ma li porti a livello di “interpretazione fotografica” grazie ai tempi lunghi permettendo al fotografo di non dover chiudere il diaframma al massimo (chiudendo il diaframma al massimo la qualità dell’obiettivo decade a causa della diffrazione) e di non dover ricorrere a filtri ND ad alto assorbimento di luce. Si riesce a lavorare con facilità in condizioni ottimali.
Saranno contenti anche quelli che amano ottenere foto mosse in pieno giorno: dalla coppia sicura F/16 con 1/125 di secondo a 100 ISO, si passa ad un brutale F/16 con 1/8 di secondo a 6 ISO. Basta non trovarsi in pieno sole per avere coppie tempo diaframma ancora più svantaggiose, quindi più adatte per i nostri scopi: il mosso è servito!
Rino Giardiello © 03/2025
Riproduzione Riservata
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