Che cos'è il grande formato? Roba da dinosauri? Un mondo a parte? Un modo alieno di fare fotografia? Una faccenda da iniziati? Niente di tutto questo...
Così esordiva Michele Vacchiano nell'ormai lontano gennaio 2000 quando iniziò a scrivere per Nadir il suo seguitissimo corso sul Grande Formato, ma per avvicinarsi ai giganti della fotografia occorre cambiare la propria "mentalità fotografica" e - soprattutto - far fuori alcuni luoghi comuni tra cui quello che il grande formato sia roba per professionisti o abbia prezzi inavvicinabili. Nulla di più sbagliato: in altri paesi, soprattutto negli Stati Uniti, il grande formato è utilizzato anche dai fotoamatori, veri appassionati che - sulle orme di Adams e di Weston - preferiscono passare il loro tempo libero in camera oscura riflettendo su ogni singolo scatto anziché sparare a raffica con una reflex digitale per poi aggiustare o manipolare gli scatti sul computer.
Fotografia "pensata prima" anziché "aggiustata dopo" e non è una differenza da poco. In quanto ai prezzi, il mercato dell'usato è molto fiorente, tanto che non è difficile trovare ottime occasioni al prezzo di un corredo reflex di fascia media con una differenza di qualità imparagonabile.
Certo, è difficile non trovare ridicolo quel grosso e ingombrante apparecchio fornito di soffietto col fotografo che sparisce sotto un panno nero ("E' molto antica?" mi chiedono il più delle volte quando, entrando nel mio studio, vedono in un angolo la recentissima Linhof su un robusto cavalletto e qualcuno mi suggerisce "Non sarebbe ora di passare anche tu ad una bella reflex digitale?"), ma - lo capisco - l'aspetto generale delle fotocamere di grande formato non è cambiato di molto nell'ultimo secolo. Dopotutto una macchina fotografica non è (né deve essere) altro se non una scatola nera a tenuta di luce con un buco davanti per l'obiettivo, una pellicola dietro (oggi il sensore) e un sistema di messa a fuoco. Ciò che è cambiato (e che si vede poco) è la tecnologia che presiede al procedimento fotografico e che ha trasformato il banco ottico in un sofisticato e raffinato strumento di creatività. Certo, non ci sono gli schermi a cristalli liquidi e i ronzii elettronici delle reflex più moderne, ma c'è una tecnologia ottica di altissimo livello che - unita a una versatilità assoluta - rende il grande formato il più adatto ad integrarsi con l'inarrestabile evoluzione del concetto di immagine sino al collegamento diretto col computer grazie ad un dorso digitale.
Scrive Michele Vacchiano "Usare una fotocamera di grande formato consente la creazione di un'immagine considerata nella sua accezione di opera d'arte. La complessità delle operazioni necessarie per fotografare costringe a concentrarsi sulla qualità di immagine e sulla composizione, più che non sulle suggestioni extrafotografiche le quali, spesso, ci invogliano a catturare un momento magari emotivamente connotato, ma di per sé incapace di venire tradotto dalla pura e astratta bidimensionalità della fotografia. L'immagine che si forma sul vetro smerigliato appare capovolta e con i lati invertiti, accentuando le forme, le linee, i valori tonali e i colori in una limpida astrattezza capace di rendere chiari e immediatamente percepibili i puri parametri fotografici, senza le distrazioni derivanti dalla visione diretta del soggetto. L'ampia area di visione (10x12 centimetri o superiore) invita l'occhio a esplorare l'intera composizione, notando ogni minimo particolare, ogni scarto nei valori tonali. Il mondo che sta al di fuori della composizione (quel mondo che non compare nell'inquadratura ma che spesso spinge il dilettante a scattare una fotografia che si rivelerà impietosamente banale) è rigidamente tagliato fuori. Tutto ciò che esiste è quell'insieme astratto di linee e toni sul quale lavorare con geometrica precisione.".
Le vaste possibilità di controllo dell'immagine consentono al fotografo di trasformare il mondo circostante e di trasmettere allo spettatore la "sua" realtà, che è poi il fine ultimo della fotografia creativa. I movimenti di decentramento e basculaggio della piastra portaottica e del dorso permettono il totale controllo sulla prospettiva e sulla forma del soggetto, senza contare l'incremento della profondità di campo, un fenomeno sovente caratterizzato da un drammatico impatto visivo. Se a questi movimenti si aggiunge la possibilità di ruotare il dorso di 360 gradi, si vede come il fotografo possa ottenere il completo controllo dell'immagine senza dover riposizionare la camera e, sembra quasi un miracolo, senza dover ricorrere a trucchi con Photoshop.
Il libro: chi ha detto che un libro sul grande formato debba essere per forza complicato e noioso?
228 pagine da leggere tutte d'un fiato.
No, non si tratta di un romanzo quantomai intrigante, ma di un libro tecnico altamente specializzato sul grande formato, chiaro ed esauriente come pochi, di semplice lettura come pochissimi.
Michele Vacchiano affronta l'argomento ponendosi dei perché - gli stessi che si pone la maggior parte delle persone interessate al grande formato, ma spaventate dal "mostro" - e trovando le giuste risposte.
Si passa così attraverso la spiegazione delle parti degli apparecchi a corpi mobili, delle ottiche e dei movimenti, sino ad arrivare alle nuove esigenze della fotografia digitale, i supporti di acquisizione e come scegliere il nuovo e l'usato.
La parte finale, oltre un quarto dell'intero libro, affronta i generi fotografici professionali più diffusi (l'architettura, fotografia ravvicinata, fotografia di documenti, la figura umana e il paesaggio) e li spiega con trucchi, schemi e consigli. In appendice, formule e tabelle pratiche che possono tornare utili nel lavoro in studio e sul campo.
Un libro altamente raccomandato per chi vuole iniziare e per chi vuole saperne di più.
Rino Giardiello © 09/2007
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