Nel sistema a telemetro della Nippon Kogaku, per le macchine fotografiche marcate Nikon, l’importante e usatissima focale da 3,5cm (o 35mm), fu occupata da ben tre diversi obiettivi, spaziati per luminosità relativa.
Il più luminoso, Il Nikkor 35mm f/1,8 presentato tardivamente nel 1956, era un’ottica di alto livello con lenti al lantanio, molto costosa all’epoca, con una resa notevole che, dall’uso e dalle prove dell’Autore di queste note, può essere messa a confronto col Leitz Summicron 35mm, senza sfigurare. Da notare che una versione moderna di quest’ottica è stata presentata con la riedizione nel 2005 della Nikon SP. Dalla parte opposta, la versione f/3,5 del 1952 era la più economica, dotata di un semplice schema Tessar, con una resa dignitosa ma senza particolari acuti, presentata per accontentare un pubblico generico e senza particolari esigenze di luminosità. A metà strada tra queste due versioni si pone la versione f/2,5 oggetto di questo articolo.
Questo obiettivo, costruito nel 1952 interamente in metallo intorno ad un disegno a Doppio Gauss di 6 lenti in 4 gruppi, costituisce la versione più prodotta della focale da 3,5cm con ben 28.000 pezzi prodotti circa. Per fare un confronto, la versione f/1,8 fu prodotta in 8000 esemplari, mentre quella f/3,5 in 20.000 pezzi.
Il peso si attesta sui 200g nella comune versione cromata (esiste anche una versione nera in alluminio di soli 100g, ma estremamente rara) mentre, come per quasi tutte le ottiche Nikkor per macchine a telemetro, è stata offerta anche la versione con passo a vite 39x1, per apparecchi tipo Leica e le sue numerose imitazioni nipponiche. Il diaframma, che presenta 8 lamelle, si manovra con una ghiera dentellata posta anteriormente alla montatura. La scala delle distanze è solo in feet, essendo le Nikon destinate al mercato USA, come per quasi tutta la totalità della produzione fotografica nipponica del periodo.
Per una corretta inquadratura necessita dell’apposito mirino singolo da 35mm, o anche di un multifocale tipo Leitz VIDOM, anche se personalmente mi sono adattato al controllo dell’inquadratura nel mirino, per evitare l’ingombro della macchina con mirino aggiuntivo ogni volta che la riponevo nella tasca della giacca. I paraluce, ammesso di trovarli, sono di due tipi, con innesto a baionetta e a vite.
L’ottica è molto compatta e si manovra facilmente, tenendo sempre presente che occorre movimentare prima la ghiera dei diaframmi al valore desiderato e solo poi la messa a fuoco, pena il rischio di muovere le ghiere in modo improprio. L’innesto sulla macchina (nel mio caso una S2), è abbastanza veloce e sicuro, grazie alla baionetta tipo Contax, che caratterizza tutte le Nikon a telemetro. Come riportato sulla scatola originale, l’ottica possiede un trattamento antiriflesso (coated lens) probabilmente a 3 strati, tipico del periodo dopoguerra, a nostro parere appena sufficiente. Questa particolarità è segnalata da una C rossa nella ghiera anteriore, (mutuata dalla T rossa della Zeiss), mentre la W indica che si tratta di un’ottica grandangolare, da Wide, in inglese.
La resa è abbastanza moderna e sicura: ottima l’incisione generale e veramente buona alle medie e corte distanze, con una messa a fuoco ravvicinata a soli 90cm. Quella dominante pastello, tipica delle ottiche Nikkor del primo periodo produttivo, è molto ridotta, e dona una resa vintage, senza esagerazioni. Il contrasto può essere definito medio, ma sicuramente non basso come in altre ottiche degli anni Cinquanta: non si arriva alla saturazione delle ottiche Carl Zeiss del dopoguerra, ma ci si distacca nettamente dalle ottiche Nikkor del primo periodo produttivo, probabilmente svantaggiate da vetri non ancora all’altezza del progetto. Lo schema a doppio Gauss funziona molto bene dando una più che buona resa anche ai bordi, senza scadimenti evidenti, e una discreta brillantezza generale, anche se è meglio evitare situazioni in controluce, specie senza il necessario paraluce. Tuttavia bisogna notare che la montatura incassata della lente anteriore funge da paraluce per la maggior parte delle situazioni, almeno quelle non estreme. La distorsione è contenuta, ma evidente sull’orizzonte e sulle linee dritte, e può essere calcolata sul 2%. La caduta di luce ai bordi è visibile a TA ma scompare a f/5,6.
Le immagini sono state realizzate in Bretagna nell’affascinante scenario della Pointe Saint-Mathieu tra il faro, la chiesa e l’abbazia in rovina, a picco sulle scogliere, mostrano un’ottica equilibrata, quasi moderna, ben manovrabile e piacevole nella resa ottica. Veramente notevole la resa alle brevi distanze sull’arco d’ingresso dell’abbazia che dimostra ampiamente il perché dei numeri della sua produzione, e il giudizio favorevole dei fotografi nel corso del tempo.
Se la versione f/1,8 rimane uno dei migliori obiettivi del sistema Nikkor per macchine a telemetro, questa versione f/2,5 non solo permette un notevole risparmio economico, ma si adatta ad una notevole molteplicità di occasioni fotografiche, fornendo un riuscito mix tra luminosità relativa, prestazioni e ingombri molto contenuti, che si adattano perfettamente ai corpi Nikon.
Un’ottica consigliata a tutti gli appassionati senza controindicazioni!
Pierpaolo Ghisetti © 04/2025
Riproduzione Riservata
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